OCCHIO PARLANTE INTERVISTE

2003 - ILVA: UN'OCCASIONE PERSA PER LA CITTA' DI TARANTO 

Ilva, cantiere aperto di interrogativi. Fonte di molte polemiche negli ultimi tempi, il grosso complesso siderurgico si ritrova al centro di questioni da risolvere, ben lontane dai decenni in cui lo stesso si avviava a diventare il fiore all’occhiello della industrializzazione jonica.

“Un’occasione persa per la città di Taranto”, nell’opinione di Vittorio Angelici, cinque anni da parlamentare, esponente del Partito Popolare Italiano, al momento membro di rilievo dei Popolari Oggi.

Qual è il suo parere riguardo il rapporto che esiste fra la realtà ILVA e la situazione dell’occupazione lavorativa a Taranto?
L’ILVA rappresenta sicuramente a Taranto un punto centrale dello sviluppo industriale e dell’occupazione.
Il fatto che, nel corso di questi anni, vi sia stata una conflittualità, anche eccessiva, fra la città, le istituzioni cittadine e l’ILVA, non sminuisce per niente il ruolo, la funzione di questo grande stabilimento, il quale è venuto meno alle premesse con le quali era stato costruito.
Negli anni Sessanta si costruì questo enorme impianto al fine di mettere a disposizione dell’area meridionale una materia di base, l’ acciaio, nell’ipotesi - che poi si è rivelata in un certo modo deludente - di utilizzare a Taranto questa stessa materia prima, o comunque nella zona meridionale. Questo non si è verificato: mi ricordo che allora si pensava ad una proliferazione aziendale, la quale avrebbe consentito, nei decenni successivi, il sorgere, nella nostra città, di circa ventimila posti di lavoro fuori dell’ area siderurgica.
L’ILVA potrebbe essere, e non sempre lo è, un motore di sviluppo per l’industria del nostro territorio. Purtroppo Riva e gli altri gestori dello stabilimento si sono rinchiusi in una sorta di torre, hanno alzato le mura simboliche dello stesso stabilimento, non mettendo a disposizione della città la professionalità, anche le risorse finanziarie, affinché la comunità crescesse insieme con l’impianto industriale. Questa è la perdita di una grossa occasione per il capoluogo jonico.
 

Analizziamo, invece, il legame contrastato fra l’ILVA e l’ambiente...
Anche questo direi che rappresenta uno degli aspetti più dolenti della nostra esperienza.
Fin quando c’ è stata l’Italsider, azienda di partecipazione totale, gli investimenti che venivano fatti per attenuare l’impatto del centro siderurgico con la città, erano di consistente livello, ed erano soprattutto programmati in modo annuale.
E’ indubbio che, laddove esistono attività del settore edilizio, del settore industriale, del settore petrolifero, un coinvolgimento dell’ambiente avviene; attenuarne le conseguenze fino al punto che uno stabilimento stesso divenga compatibile con l’ambiente, quindi con la città, con la vita degli stessi abitanti, rappresenta un’operazione fondamentale.
L’ILVA invece non investe nelle attività capitali sufficienti ad attenuare o diminuire l’ impatto dannoso con l’ambiente. Ha una visione miopica che lo porta a curare più le macchine degli uomini. Cercare di portare Riva ad avere una maggiore consapevolezza dei propri doveri di coscienza credo che sia un lavoro che debba essere svolto soprattutto da coloro che gestiscono le istituzioni sia locali, sia centrali.

C’è sempre stato nei confronti di Riva una sorta di “timore” che lui poi “ricattasse” la città sul piano dell’occupazione (chiudere un reparto, per agire su fronti non specificamente imprenditoriali).

Previsioni future per la città di Taranto in rapporto con l’ILVA?
Dipendono dalla possibilità che avremo di ridurre a miti consigli, di riportarli a considerare la città non qualcosa di avversario, di nemico, ma qualcosa che sta in forte relazione con lo sviluppo dello stabilimento.
La presenza di un grande stabilimento esercita anche una pressione, una sorta di urbanizzazione sulla città che lo ospita, condizionandone certi aspetti della vita sociale.
L’ILVA dovrebbe cercare, in qualche modo, di proseguire il contatto, il rapporto. Addirittura non si utilizzano neppure gli alberghi cittadini: quando Riva riceve degli ospiti “sfrutta” i locali dello stabilimento, in cui ha anche creato un ristorantino, ha messo a disposizione un determinato numero di camere!
In questa situazione la città sente estranea l’ILVA, e questo è un dramma, perché l’industria siderurgica in questione ha un’espansione, in termini stessi, pari a tre volte Taranto stessa.
Non si può far finta che non esista...
Fra tutti gli aspetti (ecologici, ambientali, industriali) quello che testimonia maggiormente il cinismo dell’ILVA e la sua estraneità rispetto alla città è il rapporto con le imprese locali. L’ILVA ha fatto delle cose turpi: ha letteralmente fatto fuori a Taranto delle imprese che risultavano efficientissime, che erano rigorose nel rispetto dei diritti e dei doveri sindacali.
Nei confronti della città jonica abbiamo tutti gli aspetti negativi che un grande insediamento industriale, come quello siderurgico, possa recitare, mentre non beneficiamo nemmeno di uno positivo!
Questa è una cosa intollerabile, ed io credo che derivi anche da una scarsa determinazione da parte di chi gestisce le istituzioni urbane: ad iniziare dall’attività portuale, fino al Sindaco, alla Provincia, alla Regione, tutti hanno strumenti necessari per migliorare la situazione, ma nei confronti di Riva non esercitano questi poteri. E’ un dato di fatto negativo, e noi ne paghiamo le conseguenze.



E per finire...

E per finire io direi che le preoccupazioni di chi ha a cuore le sorti del nostro territorio sono per una corretta gestione dei poteri locali (parlo dell’ amministrazione comunale, provinciale, ecc...).
Avremmo l’esigenza di una forte convergenza unitaria di tutte le componenti di questa città, al fine di tentare di affrontare e superare le complicazioni di questo momento. Occorre che coloro che hanno a cuore le sorti della città di Taranto superino le appartenenze, le collocazioni partitiche, gli ideali diversi, e trovino insieme un “progetto”, quello che in fondo manca.
E’ assente un progetto di città che si proietti nel tempo, che indichi il futuro.
Occorre anche un’attività che scaldi il cuore dei giovani, che coinvolga, renda protagonisti i cittadini del riscatto stesso di questa nostra città. Taranto, e questa è la nota più dolente, per quanto mi concerne, possiede grandi e formidabili potenzialità.
Taranto potrebbe essere la “capitale” delle regioni d’Italia, potrebbe essere una punta avanzata di sviluppo produttivo, di attività sociali, di laboratorio di sviluppo in ogni senso, se ci fosse soltanto una determinazione, una maggiore unità, una maggiore capacità anche di raccogliere la collaborazione. Ab- biamo mondi che sono completamente emarginati: il panorama della cultura, quello sociale, il mondo sindacale, quello della chiesa, quello specifico dell’attività sociale, del volontariato.
Questo significa non utilizzare delle energie preziose per il futuro di questa nostra città. Abbiamo determinate possibilità, bisogna renderle operative!

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