OCCHIO PARLANTE INTERVISTE

2010 - EMANUELE DI PALMA: LA CRISI? LA PROGNOSI E' ANCORA RISERVATA 

I mesi che hanno sconvolto il mondo ridisegnando nuovi equilibri, dopo la grande crisi dell’economia e della finanza sono ormai alle spalle? E soprattutto, cosa ci attende nel futuro prossimo?
Per offrire ai nostri lettori un quadro maggiormente chiaro, soprattutto in chiave territoriale, abbiamo incontrato il Direttore Generale della Banca di Credito Cooperativo San Marzano di San Giuseppe, Emanuele di Palma.


Direttore, il peggio è passato?

Per usare un’espressione medica, possiamo certamente dire che la prognosi è ancora riservata. La crisi che ha travolto il pianeta, partendo dal default della finanza e incidendo negativamente sull’economia reale continua a imporre i propri ritmi alla ripresa che si annuncia lenta, difficile e controversa.
Man mano che si quantificano i danni si è costretti a spostare i tempi del recupero sempre più avanti. Così, diciamo che - se non ci dovessero ulteriori scossoni - la fine del tunnel dovremmo vederla in maniera chiara fra la fine del 2011 e l’inizio del 2012.
 

Quali sono i riferimenti da tener presente in vista dell’avvicinamento alla nuova fase?

I parametri sono molteplici, ma anche i segnali sono chiari: il crollo dell’occupazione, ad esempio, è sicuramente fra i più importanti. Se non c’è lavoro non c’è facilità di spesa e non c’è mercato, quindi economia. L’effetto domino è molto più concreto di qualsiasi previsione.
 

In chiave locale?

Taranto soffre in maniera ancora più marcata gli effetti di una situazione difficile. Le contraddizioni che hanno accompagnato gli ultimi decenni della nostra città sono diventate un macigno che rischia di opprimere il territorio.
E’ indispensabile un rinnovamento della classe dirigente che sgomberi il campo da antiche rivalità fini a se stesse e lasci spazio a nuove intelligenze e nuove idee  per il rilancio della città.
Dopo anni di immobilismo, questa crisi può essere l’occasione per mettere il passato in soffitta e, grazie ad un ricambio generazionale, portare nuove idee.
 

Cosa vuol dire essere banca locale oggi?

La stagione delle grandi fusioni è conclusa. Adesso si va verso un’altra fase: quella della selezione quasi naturale del sistema bancario locale.
Non si può essere banca locale solo attraverso i proclami, occorre rimboccarsi le maniche e sostenere il territorio in maniera concreta con i mezzi professionali ed economici necessari. Il resto sono chiacchiere.
 

Ci fa un esempio concreto per riconoscere l’impegno?

Guardare gli impieghi delle banche e le loro destinazioni. Ad esempio, la nostra, lo scorso anno, in piena crisi ha raggiunto un monte prestiti e mutui a famiglie e imprese di oltre 191 milioni di euro, più del 12% rispetto all’anno precedente.
E’ la nostra voce più importante, prim’ancora dell’utile che pure  è robusto e della raccolta eccellente. E’ la cartina al tornasole di quanto sia stretto il legame con il territorio.
 

Siamo alla vigilia dell’apertura della vostra decima filiale, un ulteriore segnale di presenza. Quale è la vostra forza?

Sicuramente il fatto di essere radicati e accompagnati da un’esperienza che supera il mezzo secolo. Ma anche i dipendenti, ragazze e ragazzi, donne e uomini della nostra terra, che conoscono la loro gente e l’affiancano nei progetti di sviluppo.
Ecco perché le nostre selezioni del personale prediligono professionalità eccellenti. C’è però un requisito fondamentale: tutti i nostri collaboratori devono essere del territorio
In questo modo abbiamo anche permesso il ritorno a casa di cervelli che erano andati in fuga al nord o addirittura fuori dai confini nazionali per affermarsi professionalmente.
 

Cosa si sente di suggerire ai risparmiatori?

Credo che la recente esperienza abbia fornito importanti e sufficienti insegnamenti a tutti. Comunque, è utile ricordare che il momento del guadagno facile, ammesso che ce ne sia stato uno reale, è assolutamente finito.
Quindi occorre rifuggire da offerte mirabolanti o speculative, evitando di lasciarsi abbagliare da proposte ambigue o dal futuro molto incerto.

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