OCCHIO PARLANTE INTERVISTE

ATTORI SI NASCE, NON SI DIVENTA 

In ricordo di Luigi De Filippo, ultimo erede della grande dinastia De Filippo, nato a Napoli il 10 Agosto 1930, deceduto a Roma all'età di 87 anni sabato 31 Marzo 2018, pubblichiamo un'intervista effettuata un po' di tempo fa dalla nostra giornalista Lucia Basile.

Il panorama artistico-teatrale italiano ha conosciuto e presentato, a intere platee, nel corso degli anni, quelli che sono stati i grandi talenti e i capostipiti della storia del teatro mondiale. La famiglia partenopea dei De Filippo ne è il più giusto esempio; attori, registi, commediografi; le tre punte di diamante del teatro italiano Eduardo, Peppino e Titina, artisti ad angolo giro.
La loro innovazione era nel fare un teatro moderno, giovani pieni di idee e fantasie, che ebbero la fortuna di avere come spettatore, un genio della letteratura Luigi Pirandello.
Il Teatro Pirandelliano, basato sul dilemma dell’essere e dell’apparire, dimostra con efficace attualità che  ognuno di noi è “uno, nessuno e centomila”, appariamo agli occhi degli altri in maniera sempre diversa, siamo tutto quello che gli altri vedono in noi. I De Filippo recitarono su richiesta di Pirandello diverse sue commedie: “Liolà” che è il racconto della forza della natura umana, in una terra, quale è la Sicilia, dove un contadino dissemina la campagna di figli, avendo relazioni con tutte le contadine del luogo; “Il berretto a sonagli” dove si gioca sul non poter dire la verità, il dover mentire per poter andare avanti nella vita.

Discendente, degno rappresentante, nonché erede della popolarità ed encomiabile bravura dei De Filippo è Luigi. Nato nel 1930, figlio di Peppino, proprio quel “Peppino” a tutti i più, noto attraverso i film con Totò, ma in teatro “Peppino era centomila volte meglio, il cinema lo faceva per il vil danaro, il teatro, per passione” di lui ha detto il figlio. Inutile dire quanto l’ambiente familiare abbia condizionato le scelte di Luigi, nipote dei grandi maestri Eduardo e Titina, il nonno si chiamava “Eduardo” Scarpetta, altro pilastro portante del teatro mondiale. Nelle sue vene scorre sangue pugliese, la nonna materna era di Manduria, una Calò. Il suo debutto risale al 1951 nella compagnia del padre, di cui ne divenne condirettore e collaboratore artistico. Una volta pronto e maturo fonda una propria compagnia teatrale. Oltre che essere un grande attore è anche apprezzato commediografo: “Fatti nostri”, “Storia strana su di una terrazza romana”, “Come e perché crollò il Colosseo”, “La commedia del Re buffone e del buffone Re”, raccolte in un libro: “Commedie arrabbiate”.

Perché 
arrabbiate? “Con la società, come tutti i giovani non condividono la società e la vogliono cambiare, quando le ho scritte, avevo 30 anni, mi consideravo giovane e volevo cambiare certe cose, qualcosa è cambiato anche se non tutto”.

Ma cosa è il teatro?
“L’attore vive un’altra vita, quella del palcoscenico, la bellezza del teatro è questa: poter interpretare tante vite, tanti diversi caratteri, inventandosi la vita. Il teatro non è solo Sofocle o Euripide, tragedie bellissime ma... la cultura può essere anche qualcosa di piacevole e divertente, come il mio spettacolo, oltre a divertire insegna. Quando io ero giovane e chiedevo ai miei maestri cosa è il teatro, mi rispondevano: è il racconto della lotta quotidiana che fa l’uomo per dare un senso alla propria esistenza, l’amore, la gelosia, i rapporti fra marito e moglie, fra genitori e figli, tutto questo portato sulla scena, diventa teatro. Quando chi lo fa è un poeta, un grande scrittore, diventa piacevole e di buon gusto. Si è abituati alla comicità televisiva, pessima maestra, esempi non sempre da seguire, il teatro è un’altra cosa, coltivare la propria anima e i propri piaceri; il teatro è un luogo dove ci si incontra, si parla e si scambiano opinioni, anche contrastanti, questo fa arricchire”.

La famiglia De Filippo fa teatro da circa 150 anni, ha scritto delle pagine bellissime della storia del teatro non solo italiano, commedie come “Filomena Maturano”, “Questi fantasmi”, “Napoli milionaria”, sono rimaste nella storia del teatro, racchiudono la loro sempre attualità, commedie d’avanguardia diremmo, meriterebbero anche loro, il premio Oscar per la letteratura. Sono commedie che hanno e che continuano a parlare al cuore, elevando i valori umani, quali la famiglia; insegnano a sorridere, anche di noi stessi.

Qual è il segreto del successo dei De Filippo?
“Fare teatro con fantasia, intelligenza, cosa che non è da tutti, noi De Filippo lo sappiamo fare e anche bene, questo il pubblico lo apprezza”.

Qual è il personaggio che sente di più?
“Tutti i personaggi che hanno qualcosa di poetico, umoristico ed ironico sono vicini a me”.

E sono i tre aggettivi che, seppur troppo pochi a definire una personalità così complessa, siamo riusciti ad attribuire al grande uomo-artista Luigi De Filippo. (Lucia Basile)

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